Dal 17 al 19 ottobre, al Teatro Tordinona di Roma, è andato in scena “Un cappello pieno di conchiglie…radici e amore” incentrato sul tema dell’emigrazione lucana femminile a cavallo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Nel titolo dato allo spettacolo è racchiuso già il nucleo di un racconto che si snoda tutto al femminile e si conclude e riassume nella parola amore.  Rappresentato dalla compagnia “Filoderba”, lo spettacolo ha portato sul palcoscenico il fenomeno dell’emigrazione femminile, così sconosciuta, ma fondamentale per la ricostruzione della storia delle comunità lucane. In una sala al completo la compagnia teatrale ha messo in scena in maniera magistrale le vicende biografiche di tre donne lucane affidandone il racconto alla recitazione, alle immagini, alla musica e al ballo. Nel mixage sapientemente armonizzato di arte recitativa, danza appassionata e immagini fotografiche d’epoca si sono intrecciate sulla scena le vicende biografiche di Rosita Melo, di Maria Barbella e di Isabella Tortorelli. Nate in piccoli borghi della Lucania della seconda metà dell’Ottocento e di umili origini, esse emigrarono in America portando un sogno nel cuore. Ognuna delle tre andò incontro al proprio benevolo o beffardo destino. Rosita Melo, la donna che sognò ed inventò il tango, è stata interpretata con uno stile brillante ed elegante da Alessandra Delprete. La dolorosa vicenda di Maria Barbella, donna sanguigna e combattiva, assassina del suo seduttore, è stata affidata all’energica e convincente interpretazione di Mariapia Papaleo. I panni di Isabella Tortorelli sono stati vestiti da Ilaria Arcangeli, la quale con drammatica intensità e vibrante recitazione ha saputo portare sulla scena la vita di una donna ripercorrendone le tappe salienti fino al suo tragico epilogo. La scenografia e i costumi, pur essenziali, si sono rivelati suggestivi ed efficaci per evocare nella mente dello spettatore un pezzo delle dolorose vicende di donne e famiglie lucane segnate dalla povertà e dall’emigrazione. Molto efficace anche lo scorrere sullo sfondo delle fotografie d’epoca che ben si sono armonizzate con la scena e la recitazione. I passi di tango eseguiti con perizia da una coppia di ballerini professionisti hanno dato poi un tocco di drammatica malinconia alle vicende rappresentate. Nato da un’idea di Rocco Ditella, lucano di origini, appassionato di teatro e attore di talento, lo spettacolo è stato da questi diretto con una regia originale, suggestiva e poetica. La sceneggiatura è stata affidata al regista Rocco Ditella e alla professoressa Celeste Pansardi, lucana di origini nonché presidente dell’associazione culturale “Nemus Olim Palazzo Filizzola”, che ha patrocinato lo spettacolo, la quale ha prodotto un testo drammaturgicamente efficace, funzionale e fluido che intreccia poesia e storia.

Lo spettacolo colpisce, emoziona e avvince il cuore non solo perché ripercorre con delicatezza un pezzo di storia femminile lucana, ma anche perché nasce da un vissuto ancora attuale nelle comunità lucane dalle quali provengono il regista, la sceneggiatrice e alcuni degli attori. Il respiro di un presente segnato ancora dall’emigrazione in terra di Lucania non ha potuto che portare alla creazione di un prodotto originale e autentico che ha trasformato la storia in teatro vivo. Gli applausi finali e le ovazioni del pubblico alla compagnia “Filoderba” hanno sigillato le emozioni di una sera.