L’aspetto più importante del decreto del Primo Maggio è quello di condizionare tutti gli incentivi all’effettiva erogazione ai lavoratori dei trattamenti economici complessivi (Tec) disposti dai contratti migliori, ovvero da quelli sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Il Tec è nello stesso tempo un parametro più equo e più flessibile del Tem (ovvero del trattamento economico minimo) perché consente di mettere a confronto l’onere economico complessivo di un contratto di cui il salario minimo è solo una parte, garantendo così una tutela più ampia dei lavoratori; inoltre le parti sociali sono maggiormente abilitate a distribuire i costi economici di un contratto su di un arco di voci più diversificato (ad esempio, sul welfare aziendale piuttosto che sulla retribuzione; su erogazioni periodiche piuttosto che sul salario orario). Certo, l’operazione presenta aspetti di complessità soprattutto se si devono mettere a confronto trattamenti complessivi distribuiti su voci differenti. Sarà opportuno che la migliore contrattazione collettiva si assuma la responsabilità di definire il Tec nelle voci che lo compongono. A questo proposito il solito Maurizio Landini ha trovato il modo di denunciare che il decreto eroga risorse solo alle imprese e non ai lavoratori, come se gli incentivi contributivi e fiscali non fossero rivolti ad aumentare l’occupazione, pur con tutti i limiti che comportano queste politiche. Del resto alternative non ce ne sono se non ricorrendo – come in agricoltura nell’immediato dopoguerra – al c.d. imponibile di manodopera. E’ stato detto altresì che le imprese non sono obbligate ad incassare gli incentivi, magari ritenendo preferibile applicare contratti in dumping sociale. Questa preoccupazione dimostra una scarsa conoscenza delle norme sul lavoro da cui deriva una sopravvalutazione dei c.d. contratti pirata. Proviamo a fare il punto sulla normativa preesistente che viene rafforzata, integrando le nuove disposizioni, dalle disposizioni del decreto 1° Maggio. E’ già previsto oggi che la corresponsione degli incentivi o degli sgravi sia condizionata all’applicazione dei contratti stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. Infatti le aziende che richiedono il bonus devono presentare un DURC aggiornato, il cui rilascio richiede la correttezza degli adempimenti. E’ quindi possibile controllare quale trattamento contrattuale viene applicato, soprattutto in combinazione con la bollinatura alfanumerica da parte del Cnel. Il dato relativo al contratto collettivo nazionale di lavoro è indicato, infatti, mediante un codice alfanumerico, unico per tutte le amministrazioni interessate. Tra gli elementi qualificanti del sistema di classificazione utilizzato dall’archivio contratti del CNEL, in costante raccordo operativo con il flusso informativo INPS, va infine annoverato l’indice che rileva il numero di lavoratori a cui si applica ogni singolo contratto collettivo. Le risultanze di questo incrocio di informazioni – ha scritto Michele Tiraboschi consigliere del Cnel – consentono di conoscere il “peso specifico” di ogni CCNL in un determinato settore, di individuare gli accordi più “rappresentativi” quantomeno in termini di diffusione e effettiva applicazione.

Inoltre – come stabilisce la legge – in caso di pluralità di contratti collettivi intervenuti per la medesima categoria, la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi è quella stabilita dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative della categoria. Una rete a cui i ‘’pirati’’ non possono sottrarsi. E’ infatti presumibile che anche un’azienda pirata appartenga ad una categoria o ad un settore coperto dalla contrattazione dei sindacati comparativamente più rappresentativi. E quindi sia questo il contratto a cui fare riferimento per il prelievo contributivo. Verrebbe ancor di più a mancare un interesse economico a percorrere la via del dumping sociale che è – e rimane – la leva usata anche nel decreto.