L’esempio di Schröder

In dieci anni la disoccupazione in Germania è scesa dal 12% al 6,7%. Una buona competitività ha favorito le esportazioni consolidando il bilancio statale. Se però uno guarda con maggiore attenzione scopre che c’è un risvolto negativo. Per esempio, nello stesso periodo la crescita francese è stata superiore a quella tedesca, ed i molti impieghi che la Germania ha saputo creare sono tuttavia di tipo precario. I salari reali sono scesi per il 16% della popolazione, con gravi problemi di ineguaglianza. Così si esprime Marcel Fratzscher, autore di un libro intitolato Die Deutschland-Illusion (Hanser, 2014), presidente del Diw (Deutsches Institute für Wirtschaftsforschung), con un lungo passato presso la Bce e attualmente consigliere del socialista Sigmar Gabriel, vice cancelliere e ministro dell’economia e dell’energia nel governo Merkel.
Le sue dichiarazioni sono state raccolte da Odile Benyahia-Kouider per il Nouvel Observateur. Qualcuno, continua Fratzscher, dice che la forte diminuzione demografica causerà grossi problemi all’economia tedesca nei prossimi cinque o dieci anni e la crescita economica potrebbe quindi diminuire: ma ciò non vuol dire necessariamente un abbassamento della prosperità. Ciò che preoccupa Fratzscher è la constatazione che la causa prima della debolezza sarà data dalla mancanza di investimenti sia pubblici che privati. Bisognerebbe investire almeno dieci miliardi di euro ogni anno nelle infrastrutture, e questo solamente per mantenerle in funzione, non per crearne di nuove. Si è però affermata l’dea che bisogna risparmiare e limitare le spese. Anche in città che hanno eccedenza di bilancio si preferisce tenere i soldi in cassa. Lo Stato federale, che potrebbe aiutare i comuni su obiettivi precisi, preferisce utilizzare quei fondi per obiettivi meno produttivi. E’ importante ridurre i debiti, ma, afferma Fratzscher, bisognerebbe farlo quando l’economia è in fase di crescita. Se però consideriamo che dal 2008 l’economia tedesca è cresciuta a un tasso dello 0,6% o 0,7%, vuol dire che c’è una situazione di quasi stagnazione. E i tedeschi si comportano come se tutto andasse bene.
Nel 2000, con l’unificazione, c’era in Germania molta sfiducia: essa era il malato d’Europa, un paese poco dinamico, che però ha iniziato a fare delle riforme, si è convinto che poteva farcela ed è divenuto il paese più stabile della zona euro. Ma l’eccesso di fiducia, sostiene Fratzscher, ci ha resi arroganti e ciechi. In realtà la Germania ha massicciamente utilizzato l’Europa fra il 2003 e il 2008. Se ha potuto raddrizzarsi è stato certo grazie alle riforme, ma anche perché la maggior parte delle sue esportazioni andavano verso gli altri paesi della zona euro, che all’epoca avevano migliori situazioni economiche. Oggi però avviene il contrario. La crescita economica tedesca, migliore rispetto a quella degli altri paesi europei, dovrebbe creare una dinamica positiva per l’insieme di questi paesi. I tedeschi devono convincersi che stiamo tutti sul medesimo battello. Il piano Juncker potrebbe anche avere degli effetti positivi: ma è indispensabile che il governo tedesco porti il proprio mattone per la edificazione dell’edificio.
Quanto alla Francia, sembra quasi che ci siano oggi gli stessi problemi che una quindicina d’anni fa c’erano per la Germania. Oggi Hollande si trova come il governo rosso-verde tedesco di allora: con le spalle al muro. Il governo del socialista Schröder ne uscì facendo delle riforme drastiche e coraggiose. Hollande è di fronte ad una scelta: non fare niente o fare una politica dei piccoli passi e perderà le prossime elezioni; oppure fare delle riforme in grado di rimettere l’economia sul giusto binario e allora potrebbe anche vincere nel 2017. Come allora i socialisti tedeschi costrinsero politici e sindacati a cambiare mentalità, anche in Francia occorrerà sacrificare qualche simbolo (per esempio le 35 ore), per ottenere gli stessi risultati. La credibilità si ottiene attraverso grandi riforme ben visibili e tali da cambiare la mentalità comune. Questo è quanto pensa un economista importante come Fratzscher per la Francia: a nessuno viene in mente altro?

By |2015-01-22T22:19:27+02:00Dicembre 29th, 2014|Editoriali e Commenti, I più letti|3 Comments

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3 Comments

  1. Luigi Covatta Gennaio 1, 2015 al 1:28 pm - Rispondi

    Ma questo Fratzscher, invece di fare la predica a Hollande, non potrebbe dire due parole a Gabriel? Possibile che i socialisti tedeschi non si siano ancora resi conto del ruolo che essi – e solo essi – possono svolgere per salvare l’Unione europea? Possibile che continuino ad inseguire la Merkel, la quale a sua volta non può che inseguire la destra antieuro che mette in crisi il centrodestra in tutta Europa?

  2. Luca Cefisi Gennaio 3, 2015 al 10:15 am - Rispondi

    In effetti l’articolo suona contradditorio: si spiegano i limiti del modello tedesco, specialmente in termini di ineguaglianza, e si avverte che se tale modello non verra’ cambiato si manifesteranno problemi crescenti (eccesso di austerita’, precarieta’, pauperizzazione). En passant, si nota che la crescita francese e’ stata buona, nello stesso periodo e con politiche diverse. Poi, appunto contraddittoriamente, si sostiene che la Francia dovrebbe fare le stesse politiche tedesche appena criticate. Del resto, Gabriel e Nahles hanno davvero ottenuto di moderare in senso sociale le politiche tedesche. L’articolo, insomma, non convince e richede quanto meno un approfondimento.

  3. leonardo Gennaio 5, 2015 al 10:24 pm - Rispondi

    Grazie, la Germania ha sicuramente approfittato dei paesi verso cui esportava ed i lavori creati da Schroeder sono mini job o precari, per carità. Pero’ se facciamo un giro in Deutschland vediamo infrastrutture che noi le sogniamo, un rigore ed un controllo che da noi non esiste, vediamo la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle grandi imprese (Mitbestimmung), vediamo un laicismo che da noi é fantascienza, una classe dirigente super preparata con esperienze all’estero ben rivalutate in patria. Vedere noi viene da piangere. Ma oramai siamo abituati e forse non ci guardiamo neanche piu’. Una soluzione per l’Italia sarebbe prendere Schroeder – che é in pensione – ed impiegarlo da noi. Oppure, piu’ fattibile, introdurre due semplici riforme: le quote Erasmus e la Mitbestimmung. Una per la la pace sociale l’altra per il ricambio della classe dirigente. In qualche anno potremmo cambiare il Paese, basta mettere gli anticorpi nei posti giusti. Ma vi pare?

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