Pochi giorni fa, a New York, all’Onu, si è tenuta, aperta dal segretario generale Guterres, la Conferenza Internazionale di Alto Livello sulla Questione della Palestina e l’Attuazione della Soluzione a Due Stati, un’iniziativa franco-saudita che ha raccolto la partecipazione di Unione Europea e Lega Araba, oltre a Regno Unito, Indonesia, Turchia, Giappone e altri Stati di qualche importanza. Favorevole la Cina, assenti e contrariati Usa e Israele. La Dichiarazione di New York (che qui di seguito presentiamo in una forse inedita traduzione italiana) è un testo importante, che, a prima vista, segna una nuova volontà europea ed araba di riprendere una propria iniziativa mediterranea, in quanto nazioni più vicine e più interessate, dopo un lungo periodo di sostanziale inerzia, mentre si concedeva diritto di veto alle amministrazioni Biden e Trump, entrambe disastrosamente inette e persino incapaci di ottenere un cessate-il-fuoco. La Dichiarazione rimette anche al centro il ruolo delle Nazioni Unite, sinora brutalmente emarginate, anche per l’attacco senza precedenti del governo israeliano alle stesse agenzie Onu, agli operatori umanitari sovente vittime sul campo, allo stesso Guterres, dichiarato “persona non grata” in Israele. La Conferenza ha rilanciato la soluzione a due Stati, che rimane l’unico orizzonte plausibile, sulla base del consolidato storico delle risoluzioni Onu, dei trattati, e del negoziato di Oslo oggi interrotto, tutto ciò che negli ultimi due anni è stato dato per morto e finito, in nome di prospettive di vittorie definitive dietro l’angolo, di macabre trasformazioni di Gaza in riviera di lusso stile Dubai, di migliaia di vittime civili, giornalisti, medici, operatori umanitari, con esiti fallimentari e nessuna soluzione in vista. È il caso qui di ricordare un motto dei tempi del negoziato di Oslo: questa guerra non può essere vinta da nessuna delle due parti. Ecco quindi che il testo consolida pietre miliari essenziali e tuttora indispensabili, quali quello delle garanzie di uno Stato palestinese sostenibile sul piano istituzionale, economico, territoriale; l’arresto degli insediamenti e della colonizzazione, il termine dell’occupazione militare sui territori palestinesi (inclusa Gerusalemme Est. com’è ovvio). Per questo risultato, si dichiara necessario il disarmo di Hamas, così come (as well as) il ritiro israeliano. Questo elemento ha creato una sorta di bolla mediatica, un vero e proprio fattoide, in un settore non piccolo dell’informazione italiana. Curiosamente, in molti resoconti scompaiono l’Onu, e la stessa Unione Europea, e pare che si tratti di un’iniziativa araba: l’Huffington Post titola sulla Lega Araba “e altri”, per Stefano Folli sulla medesima testata “Nessuno pone in maniera netta questi due problemi (ostaggi e istituzioni palestinesi, n.d.r.). Non sul piano diplomatico (sic!) e tantomeno sul terreno dei “mass media. Però, attenzione. Dire nessuno non è esatto: c’è chi in verità ha affrontato entrambi i temi ed è l’Autorità Palestinese, contro cui Hamas combatte da anni, nonché più di recente la Lega Araba”; per il deputato Marattin “da Lega Araba documento epocale”, per la rivista Formiche c’è “una dichiarazione della Lega Araba”. Per Pierluigi Battista “la Lega Araba è ignorata da tutti”, e a New York, viene da commentare, chissà chi si è riunito… In questa narrazione, probabilmente interessata a creare una cortina fumogena sull’ampiezza del processo in corso, per equivocare consapevolmente sulla sua vera prospettiva, che obiettivamente marca l’isolamento internazionale di Netanyahu e smonta la retorica ideologica che ha sinora giustificato, troppo spesso, il macello in corso, ecco allora che Onu e Unione Europea scompaiono, e tutta l’attenzione si concentra su un solo aspetto, la condanna di Hamas, che è in effetti una novità per la Lega Araba nel suo complesso (non per il re di Giordania, che ha condannato il 7 ottobre sin da subito, con un riferimento durissimo all’empietà religiosa dei miliziani, e neppure per il presidente palestinese Abbas, e altri esponenti arabi che si sono espressi da tempo), ma, per l’appunto, a condanna di Hamas, di cui peraltro si tratteggia il suo disarmo e quindi l’inserimento in una cornice istituzionale, va assieme, come accennato sopra, all’intervento israeliano (as well as…), denunciando tutte assieme le insopportabili violazioni del diritto umanitario e i crimini, ed evitando, saggiamente, la discussione eurocentrica su chi genocidi chi (se il 7 ottobre sia una nuova Auschwitz o se invece Gaza non ne sia la ripetizione con le vittime al posto dei carnefici, ebbene, codesta discussione assurda non serve e non porta da nessuna parte: sono eventi di questa precisa circostanza storica, che vanno letti con lenti attuali). Si chiede alla Palestina di tenere elezioni: e si dice che vanno tenute anche a Gerusalemme Est, cioè far votare i gerosolimitani. Ci si rivolge a Israele, assente, perché faccia la sua parte (sappiamo che, perlomeno con l’attuale suo governo, non la farà). Si sostiene il cessate-il-fuoco, l’aiuto umanitario, ma gestito dalla cooperazione internazionale e dalle agenzie che conoscono il mestiere (senza entità farlocche tipo la famigerata Ghf insomma), da cui il ruolo essenziale dell’UNRWA, sottolineato e legittimato; ci si riferisce alle risoluzioni ONU e a tutto il diritto internazionale; si condannano tutte le “iniziative unilaterali”, che siano terrorismo, che siano le trovate di cattivo gusto tipo “Gaza riviera” e gli spostamenti di popolazione ipotizzati, o i tentativi di colonizzazione effettivamente in corso. La vera notizia è però quella di creare una struttura, simile all’Ocse europea e all’Asean asiatica, un’istituzione regionale che fissi regole di coesistenza e la promuova attivamente. Questo doveva andare nei titoli. La promuove in prima battuta la Francia e non l’Italia, che più o meno strascicando i piedi seguirà: peccato. Ma cosa significa, una decisione del genere? Significa che Francia, Saudia e tutti gli altri partecipanti, in breve europei ed arabi, con l’ONU, che è riconosciuto come il quadro indispensabile di riferimento, vogliono promuovere la pace creando uno spazio diplomatico che era venuto meno, con qualche strumento operativo, anche senza gli Usa, prevendo quindi, rompendo un tabù, la dislocazione di una forza di protezione internazionale sul terreno. Questo ripresa delle ragioni del diritto, e dell’umanità, contro le ragioni della forza bruta merita di essere riportata integralmente, senza distorsioni.
Dichiarazione congiunta dei presidenti della Conferenza Conferenza Internazionale di Alto Livello sulla Questione della Palestina e l’Attuazione della Soluzione a Due Stati: Repubblica Francese e Regno dell’Arabia Saudita.
“In collaborazione con i presidenti dei gruppi di lavoro: Repubblica Federativa del Brasile, Canada, Repubblica Araba d’Egitto, Repubblica d’Indonesia, Irlanda, Repubblica Italiana, Giappone, Regno Hascemita di Giordania, Stati Uniti del Messico, Regno di Norvegia, Stato del Qatar, Repubblica del Senegal, Regno di Spagna, Repubblica di Turchia, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Unione Europea e Lega degli Stati Arabi.
- Noi, leader e rappresentanti, ci siamo riuniti presso le Nazioni Unite a New York dal 28 al 30 luglio 2025, in un momento storico critico per la pace, la sicurezza e la stabilità in Medio Oriente.
- Abbiamo concordato di intraprendere un’azione comune per porre fine alla guerra a Gaza e raggiungere una risoluzione giusta, pacifica e duratura del conflitto israelo-palestinese, basata sull’effettiva attuazione della soluzione dei due Stati e per costruire un futuro migliore per palestinesi, israeliani e tutti i popoli della regione.
- I recenti sviluppi hanno, ancora una volta, e più che mai, ha sottolineato l’orribile bilancio umano e le gravi conseguenze del conflitto in corso in Medio Oriente sulla pace e la sicurezza regionale e internazionale. Senza passi decisivi verso una soluzione a due Stati e solide garanzie internazionali, il conflitto si aggraverà e la pace regionale rimarrà irraggiungibile.
- Abbiamo ribadito la nostra condanna di tutti gli attacchi contro i civili da parte di qualsiasi parte, inclusi tutti gli atti di terrorismo, gli attacchi indiscriminati, tutti gli attacchi alle infrastrutture civili, gli atti di istigazione, provocazione e distruzione. Ricordiamo che la presa di ostaggi è vietata dal diritto internazionale. Affermiamo inoltre il nostro rifiuto di qualsiasi azione che comporti cambiamenti territoriali o demografici, incluso lo sfollamento forzato di civili palestinesi, poiché tali azioni rappresentano una grave violazione del diritto internazionale umanitario. Condanniamo gli attacchi commessi da Hamas contro i civili il 7 ottobre, così come gli attacchi perpetrati da Israele contro i civili e le infrastrutture civili a Gaza, insieme al blocco e alla carestia che hanno causato una devastante catastrofe umanitaria e una crisi di protezione. Non vi è alcuna giustificazione per gravi violazioni del diritto internazionale, incluso il diritto internazionale umanitario, e sottolineiamo la necessità di garantire la responsabilità.
- Guerra, occupazione, terrorismo e sfollamenti forzati non porteranno pace o sicurezza. Solo una soluzione politica può farlo. Porre fine al conflitto israelo-palestinese e attuare la soluzione dei due Stati è l’unico modo per soddisfare le legittime aspirazioni sia degli israeliani che dei palestinesi, in conformità con il diritto internazionale. È anche la strada migliore per porre fine alla violenza in tutte le sue forme, contrastare il ruolo destabilizzante degli attori non statali, porre fine al terrorismo e alla violenza in tutte le sue forme, garantire la sicurezza di entrambi i popoli e la sovranità di entrambi gli Stati e raggiungere la pace, la prosperità e l’integrazione regionale a beneficio di tutti i popoli della regione.
- Ci siamo impegnati ad adottare misure concrete, tempestive e irreversibili per la risoluzione pacifica della questione palestinese e l’attuazione della soluzione dei due Stati, al fine di raggiungere, attraverso misure concrete e il prima possibile, uno Stato di Palestina indipendente, sovrano, economicamente sostenibile e democratico, che viva fianco a fianco con Israele in pace e sicurezza, consentendo la piena integrazione regionale e il reciproco riconoscimento.
- Abbiamo concordato di sostenere questo obiettivo e, entro un lasso di tempo specifico, di lavorare per la conclusione e l’attuazione di un accordo di pace giusto e globale tra Israele e Palestina, in conformità con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, i termini di riferimento della Conferenza di Madrid, incluso il principio “pace in cambio di territori”, e l’Iniziativa di Pace Araba. Tale accordo dovrebbe porre fine all’occupazione, risolvere tutte le questioni in sospeso e le questioni relative allo status finale, porre fine a tutte le rivendicazioni, garantire la pace e la sicurezza per tutti e consentire la piena integrazione regionale e il reciproco riconoscimento in Medio Oriente, nel pieno rispetto della sovranità di tutti gli Stati. Porre fine alla guerra a Gaza e garantire il “Day After”.
- La guerra a Gaza deve finire ora. Abbiamo espresso il nostro sostegno agli sforzi di Egitto, Qatar e Stati Uniti per riportare immediatamente le parti all’attuazione dell’accordo di cessate il fuoco in tutte le sue fasi, che porti alla fine definitiva delle ostilità, al rilascio di tutti gli ostaggi, allo scambio dei prigionieri palestinesi, alla restituzione di tutti i resti e al completo ritiro delle forze israeliane da Gaza. Abbiamo affermato la nostra determinazione a lavorare per raggiungere questi obiettivi. In questo contesto, Hamas deve rilasciare tutti gli ostaggi.
- I valichi di frontiera in tutta la Striscia di Gaza devono essere aperti, in coordinamento con le Nazioni Unite e il Comitato Internazionale della Croce Rossa e in conformità con i principi umanitari. Ciò deve includere l’immediata revoca delle restrizioni e l’apertura dei valichi di frontiera da parte di Israele, potenza occupante, nonché la ripresa delle forniture energetiche e l’ingresso di carburante, forniture mediche, cibo, acqua e altri materiali essenziali. Abbiamo ribadito la necessità di proteggere il personale delle Nazioni Unite e gli operatori umanitari e di consentire loro di operare efficacemente. Abbiamo inoltre sottolineato il nostro rifiuto della fame come metodo di guerra, proibito dal diritto internazionale, e abbiamo sottolineato la necessità di agire immediatamente per affrontare la crescente carestia e impedirne la diffusione a Gaza.
- Gaza è parte integrante dello Stato palestinese e deve essere unificata con la Cisgiordania. Non devono esserci occupazione, assedio, riduzione territoriale o sfollamento forzato.
- La governance, l’applicazione della legge e la sicurezza in tutti i territori palestinesi devono essere sotto la sola autorità dell’Autorità Nazionale Palestinese, con un adeguato supporto internazionale. Abbiamo accolto con favore la politica dell’Autorità Nazionale Palestinese “Uno Stato, Un Governo, Una Legge, Un’Arma” e ci siamo impegnati a sostenerne l’attuazione, anche attraverso il necessario processo di Disarmo, Smobilitazione e Reintegrazione (DDR), da completare entro un meccanismo e una tempistica concordati con i partner internazionali. Nell’ambito della fine della guerra a Gaza, Hamas deve porre fine al suo dominio a Gaza e consegnare le sue armi all’Autorità Nazionale Palestinese, con il supporto e la partecipazione internazionale, in linea con l’obiettivo di istituire uno Stato di Palestina indipendente e sovrano.
- Abbiamo approvato la rapida attuazione del piano di ricostruzione della Lega Araba e dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica per consentire una rapida ripresa e ricostruzione nella Striscia di Gaza, garantendo che i palestinesi rimangano sulla loro terra. Abbiamo incoraggiato tutti i paesi e i partner regionali e internazionali a partecipare attivamente alla Conferenza per la Ricostruzione di Gaza che si terrà presto al Cairo.
- Dopo il cessate il fuoco, deve essere immediatamente istituito un comitato amministrativo ad interim che operi a Gaza sotto l’egida dell’Autorità Nazionale Palestinese.
- Abbiamo invitato gli Stati membri, le Nazioni Unite e le sue agenzie, nonché le organizzazioni internazionali, a fornire ampie risorse e assistenza per sostenere la ripresa e la ricostruzione, anche attraverso un fondo fiduciario internazionale dedicato a tale scopo. Abbiamo ribadito il ruolo indispensabile dell’UNRWA e abbiamo espresso il nostro impegno a continuare a sostenerla, anche attraverso finanziamenti adeguati, nell’attuazione del suo mandato. Abbiamo accolto con favore i suoi continui sforzi per attuare le raccomandazioni del Rapporto Colonna. Una volta raggiunta una giusta soluzione alla questione dei rifugiati palestinesi, in conformità con la Risoluzione 194 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’UNRWA trasferirà i suoi servizi pubblici nei territori palestinesi a istituzioni palestinesi dotate di mezzi e risorse adeguate.
- Abbiamo proposto l’invio di una missione internazionale temporanea di stabilizzazione, su invito dell’Autorità Nazionale Palestinese e sotto l’egida e i principi delle Nazioni Unite, basata sulle capacità esistenti delle Nazioni Unite, che sarà incaricata dal Consiglio di Sicurezza con un adeguato supporto regionale e internazionale. Abbiamo accolto con favore la disponibilità di alcuni Stati membri a contribuire con forze.
- Questa missione, che può evolversi in base alle esigenze, fornirà protezione ai civili palestinesi, sosterrà il trasferimento delle responsabilità di sicurezza interna all’Autorità Nazionale Palestinese, offrirà assistenza nel rafforzamento delle capacità dello Stato palestinese e delle sue forze di sicurezza e fornirà garanzie di sicurezza sia per la Palestina che per Israele, incluso il monitoraggio del cessate il fuoco e di qualsiasi futuro accordo di pace, nel pieno rispetto della sovranità di entrambi gli Stati.
- Ci siamo impegnati a sostenere il governo palestinese e le forze di sicurezza palestinesi attraverso programmi di finanziamento da parte di partner regionali e internazionali, tra cui formazione, equipaggiamento, verifica e supporto consultivo adeguati, attingendo all’esperienza di missioni come USSC, EUPOL COPPS ed EUBAM Rafah.
- Ci siamo inoltre impegnati a sostenere misure e programmi volti a combattere l’estremismo, l’incitamento, la disumanizzazione e l’estremismo violento che porta al terrorismo, nonché la discriminazione e l’incitamento all’odio su tutte le piattaforme e tutti gli attori. Abbiamo sottolineato la promozione di una cultura di pace nelle scuole sia in Israele che in Palestina e abbiamo sostenuto il coinvolgimento della società civile e il dialogo. Abbiamo accolto con favore gli sforzi in corso per aggiornare i programmi di studio palestinesi e abbiamo invitato Israele a intraprendere un’iniziativa analoga. Abbiamo inoltre sostenuto l’istituzione di un meccanismo di monitoraggio internazionale per verificare il rispetto di questi obiettivi da parte di entrambe le parti. Rafforzare uno Stato di Palestina sovrano ed economicamente sostenibile.
- Abbiamo ribadito il nostro incrollabile sostegno – in conformità con il diritto internazionale e le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite – all’attuazione della soluzione dei due Stati, in cui due Stati democratici sovrani, Palestina e Israele, vivano fianco a fianco in pace e sicurezza entro confini riconosciuti e sicuri, sulla base delle linee del 1967, anche per quanto riguarda Gerusalemme.
- Abbiamo accolto con favore gli impegni assunti dal Presidente Mahmoud Abbas a nome della Palestina, come affermato nella sua lettera del 9 giugno 2025, tra cui una risoluzione pacifica della questione palestinese e un continuo rifiuto della violenza e del terrorismo. Abbiamo inoltre accolto con favore la dichiarazione del Presidente Abbas secondo cui lo Stato palestinese deve essere l’unica autorità responsabile della sicurezza all’interno del suo territorio, che non intende essere uno Stato militare e che è pronto a lavorare su accordi di sicurezza vantaggiosi per tutte le parti – nel pieno rispetto della sua sovranità – fintantoché sarà sotto protezione internazionale.
- Abbiamo sottolineato la necessità che l’Autorità Nazionale Palestinese continui ad attuare il suo credibile programma di riforme, con il sostegno internazionale – in particolare dell’Unione Europea e della Lega Araba – concentrandosi su buona governance, trasparenza, sostenibilità finanziaria, lotta all’incitamento e all’incitamento all’odio, fornitura di servizi pubblici e miglioramento del contesto imprenditoriale e dello sviluppo.
- Abbiamo inoltre accolto con favore l’impegno del Presidente Abbas a indire elezioni generali e presidenziali democratiche e trasparenti in tutti i Territori Palestinesi Occupati, compresa Gerusalemme Est, entro un anno, sotto l’egida internazionale. Queste elezioni dovrebbero consentire una competizione democratica tra i partiti palestinesi che si impegnano a rispettare il programma dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, i suoi impegni internazionali, le pertinenti risoluzioni ONU e il principio “uno Stato, un governo, una legge, un’arma”. Ciò consentirà a una nuova generazione di rappresentanti eletti di assumersi le proprie responsabilità. Su invito dell’Autorità Nazionale Palestinese, l’Unione Europea si è impegnata a continuare a sostenere il processo elettorale.
- Abbiamo invitato la leadership israeliana ad assumere un impegno chiaro e pubblico a favore della soluzione dei due Stati – che includa uno Stato palestinese sovrano e vitale– a porre immediatamente fine alla violenza e all’incitamento contro i palestinesi, a cessare tutte le attività di insediamento, la confisca di terre e gli atti di annessione nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e a rinunciare pubblicamente a qualsiasi progetto di annessione o politica di insediamento. Abbiamo inoltre chiesto la fine della violenza dei coloni, anche attraverso l’attuazione della Risoluzione 904 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’emanazione di leggi per punire e scoraggiare i coloni violenti e le loro azioni illegali.
- Abbiamo esortato entrambe le parti a proseguire gli sforzi per garantire che le rispettive fazioni politiche si impegnino a rispettare i principi della nonviolenza, del riconoscimento reciproco e della soluzione dei due Stati.
- Abbiamo ribadito il nostro sostegno al diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Data l’assenza di negoziati in corso tra le due parti e riconoscendo che azioni unilaterali illegali rappresentano una minaccia esistenziale alla realizzazione di uno Stato palestinese indipendente, abbiamo sottolineato che il riconoscimento e la realizzazione dello Stato di Palestina sono componenti essenziali e indispensabili per l’attuazione della soluzione dei due Stati, pur sottolineando che il riconoscimento è una decisione sovrana di ciascuno Stato. La piena adesione dello Stato di Palestina alle Nazioni Unite è un elemento cruciale per una soluzione politica che ponga fine al conflitto, consentendo la piena integrazione regionale.
- Ci siamo impegnati a mobilitare il sostegno politico e finanziario per l’Autorità Nazionale Palestinese nell’attuazione delle sue riforme, al fine di aiutarla a rafforzare le sue capacità istituzionali, attuare il suo programma di riforme e assumersi le sue responsabilità in tutti i territori palestinesi occupati. A tal fine, abbiamo invitato un maggior numero di Paesi a impegnarsi a fornire un maggiore sostegno finanziario, insieme all’Unione Europea e ad altri donatori, e a convocare quanto prima una conferenza internazionale dei donatori.
- Abbiamo concordato di promuovere lo sviluppo economico palestinese, facilitare il commercio e rafforzare la competitività del settore privato palestinese. Abbiamo chiesto la rimozione delle restrizioni alla circolazione e all’accesso, l’immediato rilascio delle entrate fiscali palestinesi trattenute e ci siamo impegnati a rivedere il Protocollo economico di Parigi del 1994 e a sviluppare un nuovo quadro per il trasferimento delle entrate fiscali, che garantisca il pieno controllo palestinese sul sistema fiscale. Abbiamo inoltre sostenuto la piena integrazione della Palestina nel sistema monetario e finanziario internazionale e l’instaurazione di relazioni bancarie sostenibili e a lungo termine. Proteggere la soluzione dei due Stati da misure unilaterali illegittime.
- Abbiamo sottolineato che l’impegno nei confronti della Carta delle Nazioni Unite e il rispetto del diritto internazionale sono pilastri fondamentali della pace e della sicurezza nella regione.
- Ci siamo impegnati a proteggere gli sforzi di pace da qualsiasi parte ostruzionista che cerchi di minare l’attuazione della soluzione dei due Stati attraverso azioni unilaterali illegittime e atti violenti.
- Abbiamo ribadito la nostra ferma opposizione a tutte le azioni illegali – da entrambe le parti – che compromettono la fattibilità della soluzione dei due Stati, comprese le attività di insediamento. Ci siamo impegnati ad adottare misure concrete, in conformità con il diritto internazionale, le risoluzioni ONU pertinenti e il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia emesso il 19 luglio 2024, per sostenere il popolo palestinese nell’esercizio del suo diritto all’autodeterminazione e per contrastare la politica di insediamento illegale nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, nonché le politiche e le minacce di sfollamento forzato e annessione.
- Abbiamo chiesto il mantenimento dell’attuale status quo giuridico e storico nei luoghi santi islamici e cristiani a Gerusalemme. Abbiamo ribadito il ruolo essenziale della custodia hashemita a tale riguardo e abbiamo espresso il nostro sostegno al Dipartimento per gli Affari del Waqf e della Moschea di Al-Aqsa di Gerusalemme, amministrato dalla Giordania.
- Ci impegniamo ad adottare misure restrittive contro i coloni estremisti violenti e le entità e gli individui che sostengono gli insediamenti illegali, in conformità con il diritto internazionale.
- Ci impegniamo ad adottare misure mirate, in conformità con il diritto internazionale, contro entità e individui che agiscono contro il principio di una risoluzione pacifica della questione palestinese attraverso la violenza o atti di terrorismo, e in violazione del diritto internazionale. Raggiungere l’integrazione regionale attraverso la fine del conflitto palestinese-israeliano
- L’integrazione regionale e la creazione di uno Stato palestinese indipendente sono obiettivi interconnessi. Porre fine al conflitto israelo-palestinese, che è al centro del conflitto arabo-israeliano, è essenziale per raggiungere la pace, la stabilità e l’integrazione regionale. La coesistenza e le relazioni normali tra i popoli e i paesi della regione saranno possibili solo attraverso la fine della guerra a Gaza, il rilascio di tutti gli ostaggi, la fine dell’occupazione, il rifiuto della violenza e del terrorismo, la creazione di uno Stato palestinese indipendente, sovrano e democratico, la fine dell’occupazione di tutti i territori arabi e la fornitura di solide garanzie di sicurezza sia per Israele che per la Palestina.
- Abbiamo concordato di adottare misure concrete per rafforzare il riconoscimento reciproco, la coesistenza pacifica e la cooperazione tra tutti i paesi della regione, in relazione all’attuazione irreversibile della soluzione dei due Stati.
- Abbiamo invitato palestinesi e israeliani a riprendere i negoziati – con il sostegno, la supervisione e le garanzie internazionali – in buona fede e con sincera volontà, per raggiungere la pace e la stabilità reciproche.
- Abbiamo concordato di sostenere, parallelamente alla conclusione di un accordo di pace tra Palestina e Israele, i rinnovati sforzi sui binari siro-israeliano e libanese-israeliano, con l’obiettivo di raggiungere una pace globale, giusta e duratura in Medio Oriente, in conformità con il diritto internazionale e le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, e di porre fine a tutte le rivendicazioni.
- Ci siamo impegnati a preparare il terreno per una futura “Giornata della Pace”, basata sull’Iniziativa di Pace Araba, sul “Pacchetto Europeo di Sostegno alla Pace” e su altri contributi internazionali. Questi sforzi mirano a fornire benefici tangibili ai palestinesi, agli israeliani e all’intera regione, anche in settori quali il commercio, le infrastrutture, l’energia e il sostegno all’integrazione regionale, portando infine alla creazione di una struttura di sicurezza regionale che promuova la stabilità.
- A tale proposito, abbiamo deciso di esplorare, nel contesto della realizzazione di uno Stato palestinese sovrano, una struttura di sicurezza regionale in grado di fornire garanzie di sicurezza per tutti. Tale struttura si baserebbe sulle esperienze dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) e dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), aprendo la strada a un Medio Oriente più stabile e sicuro. Includerebbe inoltre l’istituzione di un quadro regionale e internazionale per supportare adeguatamente la risoluzione della questione dei rifugiati, con particolare attenzione al diritto al ritorno.
- Siamo determinati a garantire che le decisioni prese in questa conferenza rappresentino un punto di svolta, mobilitando l’intera comunità internazionale a livello politico, economico, finanziario e di sicurezza, per dare il via a un futuro più luminoso e atteso da tempo per tutte le nazioni e tutti i popoli.
- Abbiamo deciso di incaricare i copresidenti della conferenza e i gruppi di lavoro – anche nell’ambito della Coalizione Globale per l’Implementazione della Soluzione dei Due Stati – di fungere da meccanismo internazionale per il follow-up degli obiettivi e degli impegni di questa conferenza. Abbiamo concordato di mobilitare la comunità internazionale a livello di leadership attorno a questi impegni a margine dell’80a sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre 2025.
- La presente dichiarazione e il suo allegato riflettono i risultati degli otto gruppi di lavoro convocati nell’ambito della conferenza. Tali risultati definiscono un quadro completo e attuabile per una risoluzione pacifica della questione palestinese e l’attuazione della soluzione dei due stati. Rappresentano proposte che abbracciano le dimensioni politica, di sicurezza, umanitaria, economica, giuridica e strategica e costituiscono un piano d’azione pratico e vincolato nel tempo per orientare l’impegno internazionale, l’attuazione, il coordinamento operativo e gli sforzi di follow-up verso il raggiungimento della soluzione dei due stati e la piena integrazione regionale.”
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