Sulla Repubblica di stamattina Ezio Mauro, per mettere fin d’ora le mani avanti rispetto al governo del Presidente, invita a “non spostare la crisi dal rapporto tra i partiti e lo Stato al rapporto tra i partiti e la loro base”. E’ una preocupazione curiosa da parte del direttore di un giornale che fin dalla sua fondazione ha (giustamente) difeso l’autonomia delle istituzioni dai partiti, che ha poi attivamente contribuito alla distruzione di un intero sistema dei partiti, e che anche nel ventennio della seconda Repubblica non ha mostrato di apprezzare granchè la forma partito.
Ed è ancora più curioso che Mauro non prenda in considerazione l’ipotesi che la prova di governo possa rappresentare un’opportunità per la rigenerazione di partiti finora più attenti alla propaganda che ai problemi del paese. Ma la spiegazione c’è, e la fornisce lo stesso Mauro quando osserva che rimangono da convincere “le opinioni pubbliche”. E’ la prima volta che vedo declinato al plurale un termine che per sua natura è singolare.
Ed è forse questa la vera anomalia italiana: avere spaccato in due (o fosse in tre) l’opinione pubblica, avere cioè manomesso alla fonte quello che altrove è il mercato unico delle idee e delle emozioni.