Una riforma necessaria, economicamente vantaggiosa che non si farà: privatizzazione o abolizione delle Camere di Commercio?

Anticipiamo il testo di Piero Pagnotta che sarà pubblicato prossimamente sulla rivista.

Il socismo è una organizzazione sociale fittizia, che potrebbe anche avere una sua consistenza qualora gli individui interagissero esclusivamente secondo le leggi della società – il che è di fatto impossibile, data la falsità degli assiomi su cui si fonda.”
(“Cime Abissali” di Alexander Zinov’ev, ed. Adelphi, voll. 1 e 2, Milano 1978)

Il nostro Paese avrebbe bisogno di riforme, alcune di esse non comporterebbero costi sociali ed economici, anzi alleggerirebbero la pressione fiscale e ridurrebbero l’apparato burocratico; ma il nostro è anche un Paese dove le riforme vengono generalmente solo annunciate e quando si realizzano il più delle volte avvantaggiano i gruppi di cui si dichiara voler ridurre poteri e relativi costi. [Continua a leggere…]

By | 2016-03-15T10:26:22+00:00 febbraio 5th, 2014|Documenti|9 Comments

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9 Commenti

  1. Calamandrei febbraio 7, 2014 al 12:29 am - Rispondi

    L’articolo e’ abbastanza deludente, nonostante il titolo lasciasse ben sperare. Peccato.
    L’analisi e’ superficiale e priva di spessore critico salvo una serie di iper approfondite polemiche molto specifiche su aspetti tutto sommato più da gossip che altro.
    L’articolo era più adatto ad un sito come dagospia, con tutto rispetto sia per l’autore, Paolo pagnotta, che per D’Agostino!!! che stimo…ma non seguo.
    Complessivamente l’articolo costituisce un’occasione perduta per promuovere un’analisi approfondita e seria sul ruolo e le funzioni, oggi, delle camere di commercio.
    Enti sostanzialmente grigi e privi di capacità d’intervento ripiegati più su progetti particolari e settoriali che su un disegno d i sviluppo generale.
    Dispiace ma credo che Mondo Operaio debba offrire un luogo di riflessione e di confronto “alto” e veramente critico perché il nostro e’ un paese che ha bisogno di riforme. Il sentiero delle riforme e’ un percorso arduo e impervio che occorre percorrere esercitando e promuovendo un dibattito serio, corretto, laico. Non servono a questa causa polemiche e gossip. A quando un serio dibattito sulla riforma delle camere di commercio e dei corpi intermedi?

  2. Roberto febbraio 7, 2014 al 1:42 pm - Rispondi

    Caro Calamandrei,
    Hai fatto un commento dispregiativo a un articolo molto ben circostanziato che riporta dati che puoi vedere in tutti i siti camerali, per effetto delle norme sulla trasparenza.
    Io posso aggiungere che avendo vissuto per 10 anni nell’ambito delle Camere di Commercio, quel che è scritto è tutto vero; moltiplicalo per le 100 Camere di Commercio d’Italia, e aggiungi che la pratica di sostenere le Aziende Speciali o Società collegate con progetti vuoti di contenuto e ricchi di budget riguarda tutte o quasi le Camere. Si tratta per la maggior parte dei casi di finanziare servizi o progetti che nella principalmente hanno piccolissimi impatti reali sul territorio. In altri casi una vera e propria assenza di risultato.
    Non si tratta quindi di gossip ma di realtà documentata. Grazie a Mondoperaio che dà voce a elementi che incidono direttamente in modo negativo sulla vita economica delle imprese che le camere di Commercio dovrebbero sostenere.

  3. Piera Agostini febbraio 7, 2014 al 1:44 pm - Rispondi

    veramente sorprendente che quando, finalmente come auspica Calamandrei, qualcuno affronta il tema – complesso, ma mica tanto – ci si sprechi in così articolata critica, o meglio, svilimento ( forse conosce pettegolezzi da Dagospia che vorrebbe raccontare?).
    E’ un vecchio metodo ahimè. Questo è il Paese del benaltrismo; l’importante è che nessuno si azzardi a toccare nulla. In particolare greppie, benefit, privilegi e gli amici.
    Detto questo, grazie a chi ha avuto il coraggio di affrontare uno dei temi intoccabili del nostro, quasi morto, Paese.

  4. SImona febbraio 7, 2014 al 2:30 pm - Rispondi

    Trovo che questo articolo oltre ad essere molto ben scritto, metta a fuoco, una volta per tutte, alcune importanti criticità. Il fatto che scenda nel dettaglio contribuisce a determinarne lo spessore critico e a sottolineare la necessità di una riforma delle Camere di Commercio.

  5. Fabrizio L. febbraio 7, 2014 al 2:39 pm - Rispondi

    Molto interessante, di sicuro mi ha chiarito le idee su molte cose, ma penso che avrò bisogno di rileggerlo perchè contiene molte informazioni. Comunque un ringraziamento all’autore che si è preso la briga di fare luce su un po’ di cose…

  6. David febbraio 7, 2014 al 6:16 pm - Rispondi

    Tutti questi commenti mettono in rilievo il fatto che l’articolo sulle Camere di commercio contiene un sacco di informazioni. Ma forse ne manca qualcuna sull’autore, visto che nella sua Biografia non compare nulla. Mi pare di aver letto da qualche parte che il dottor Pagnotta abbia ricoperto per molti anni un importante incarico al vertice di un’azienda speciale della Camera di commercio di Roma. E’ vero? Ne fa ancora parte? Se sì, perché non ce lo rivela, in modo che possiamo renderci conto delle motivazioni che l’hanno spinto a scrivere un articolo così critico?

  7. Bernardo febbraio 9, 2014 al 1:33 pm - Rispondi

    Penso sia coraggioso affrontare il tema del ruolo delle CDC con un approccio che oserei definire in gran parte scientifico”. È indubbio che l’argomento polarizzi le opinioni, ma è altresí vero che alcuni, forse molti, dei punti trattati sono fatti e non opinioni da rotocalco. L’Italia sarebbe vicina come giurisdizione ad Austria, Francia, Germania. Siamo certi che anche la gestione delle CDC sia vicina a questi paesi? Riflettiamoci, anche con l’ausilio di questo interessante articolo.

  8. Piero Pagnotta febbraio 9, 2014 al 9:53 pm - Rispondi

    Mi permetto di intervenire nel dibattito che ho provocato con il mio saggio.
    Immagino che la puntualizzazione di David sia un complimento in quanto ho seguito la regola aurea ‘scrivi solo di ciò che conosci’. Se così non dovesse essere:
    mi risulta che il mio cv sarà pubblicato assieme a quello di altri collaboratori di Mondoperaio quanto prima nel frattempo notizie sulle mie attività possono essere rintracciate sul mio sito: “filosofiadelmanagement.it” dove sono reperibili mie pubblicazioni e interventi. In ogni caso: dal 1999 a inizio 2013 ho ricoperto l’incarico di direttore generale dell’azienda speciale per la formazione (IRFI) della cdc di Roma.
    Non so se tramite l’accesso agli atti si possano leggere i miei interventi ai consigli di amministrazione, ai convegni camerali, anche a Bruxelles, le mie relazioni sui progetti gestiti etc.etc. a me farebbe piacere
    Motivazioni dell’ articolo? esprimere a mia convinzione, disperata, che il Paese non sia riformabile; a tale proposito ho voluto mettere in evidenza l’analogia tra la Russia sovietica/Ibania e il Bel Paese.
    L’interesse che l’articolo ha suscitato mi conferma della necessità di un profondo cambiamento culturale e, allo stesso tempo, la sua impossibilità.
    Per finire, devo incrementare il mio debito con la letteratura russa ricordando il Bulgakov del Maestro e Margherita quando consta che c’è sempre un’allevatrice di renne che scrive una lettera alla Pravda per criticare chi? Non ricordo.

  9. carlo luglio 30, 2014 al 7:14 pm - Rispondi

    bell’articolo che finalmente fa chiarezza su alcuni aspetti critici delle Cciaa. Sul diritto annuale (potestà impositiva) e rappresentatività degli organi camerali, personalmente ho sempre avuto una visione più radicale: credo proprio che manchi del tutto la base giuridica (rappresentanza) che sola può giustificare giuridicamente la potestà impositiva, secondo il principio del “no taxation without representation”, pacifico da oltre 3 secoli in Gran Bretagna e frutto di lotte plurisecolari… questo a dire il divario tra le nostre culture politiche!
    E’ lampante che non si può parlare di effettiva rappresentanza in mancanza di alcuna forma elettiva: se l’elezione non c’è, nemmeno la “rappresentanza” c’è ed infatti è stata furbescamente sostituita dalla “rappresentatività” che, come argutamente dimostrato dall’autore dell’articolo, è cosa diversa. Meglio: ne è un simulacro pallidissimo e un po’ grottesco tanto nella qualificazione giuridica, per l’eccessiva mediazione, quanto nei numeri. I dati ci dicono che le imprese membri delle associazioni di categoria che gestiscono le Cciaa (una malalingua direbbe: che si spartiscono diritti annuali e altre risorse delle Cciaa) sono tra 5 e 8% del totale di quelle esistenti.
    In conclusione, il sistema attuale è palesemente anticostituzionale.

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