Non sono un elettore presidenziale e non mi lamento

Non intendo sottrarmi alle scelte, per quanto difficili, ma vorrei poterle esercitare con razionalità e nell’ambito di istituzioni che funzionano con regole certe. Per questo faccio riferimento, spesso, all’ordinamento costituzionale e al sistema elettorale tedesco: il più simile a quello italiano. Alcune norme sul voto sono addirittura uguali, artt. 28 e 38 GG e 48 Cost.. Sono Costituzioni di due Stati segnati da una dittatura e che hanno inaugurato una nuova generazione di Costituzioni con impronta sociale e con un sistema di economia mista. Certamente ci sono differenze, come il ruolo del Kanzler, e istituti che hanno dato stabilità, come la sfiducia costruttiva e la soglia di accesso del 5% per accedere alle assemblee elettive sia del Bund che dei Länder. Il Presidente della Repubblica sia in Italia, che in Germania è eletto da un’Assemblea allargata rispetto al Parlamento, e non direttamente dal  popolo, come pure è possibile in Stati con forma di governo parlamentare come l’Austria o la Finlandia.
Nell’assemblea federale tedesca il numero dei rappresentanti dei Consigli dei Länder è pari a quella del Bundestag, mentre in Italia quelli dei Consigli regionali sono appena 58. La differenza è che in Germania la votazione inizia con candidature note, mentre in Italia se ci fossero dei nomi sostenuti ufficialmente sarebbero bruciati. Nel 2010 il candidato della maggioranza era Christian Wulff, mentre l’opposizione Spd-Verdi candidava Joachim Gauch. Gauch avrebbe potuto essere eletto già allora se la Linke non lo avesse boicottato in quanto dissidente nella ex Ddr (riflettano su questo fatto i tanti ammiratori nostrani di una sinistra buona purché non socialista).
Ebbene: dopo 2 anni il Presidente Wulff ha dovuto dimettersi, travolto da uno scandalo di quelli che in Italia sono quisquilie, e fu eletto senza tanti balletti il candidato già dell’opposizione, ma con consenso di tutti i principali partiti. Grazie alla preminenza del Kanzler e di un sistema di partiti forti, il ruolo del Presidente tedesco è minore di quello italiano, perché il Cancelliere è eletto dal Bundestag su proposta del presidente Federale (art. 63.1 GG) e non nominato dal Presidente e sottoposto al voto di fiducia, con l’assurdo pratico che un governo sfiduciato  resta in carica.. e non può più essere sfiduciato, ed anche un governo dimissionario è al riparo dalla sfiducia.
La nomina in Germania segue l’elezione, cioè la fiducia, e non la precede. Se la proposta del Presidente non viene accolta il Bundestag ha 14 giorni per eleggere un cancelliere a  maggioranza assoluta; tuttavia se non provvede al 15° giorno può eleggere (a scrutinio segreto) chi ha il maggior numero di voti, anche con la sola maggioranza relativa. In questo caso si aprono  due scenari: o la nomina o lo scioglimento del Bundestag e nuove elezioni.
Con la Costituzione tedesca Bersani era Cancelliere, con quella italiana rischia di essere Cancellato. Non è problema di essere un bravo tattico. Per essere bravi tattici bisogna essere liberi e non vincolati: ogni vincolo limita la libertà di movimento essenziale per la spregiudicatezza tattica. Bersani non può ignorare  la componente margheritina, che deve essere pagata, visto che finora non ha avuto nulla né come cariche istituzionali, né come prospettive di partito: verrebbe meno l’unica ragione di stare nel Pd. Manca un dibattito pubblico che preceda ed accompagni le scelte.
In questo contesto un  elettore presidenziale può farsi guidare soltanto da criteri di contingenza: disciplina di partito o ribellione (perché al servizio di un disegno alternativo a Bersani, Renzi per esempio). Formule, nomi e poca politica nel senso di programmi di governo. Eppure una politica anti-austerità dovrebbe consentire addirittura un governo Pd-PdL-M5S, gli ultimi due euroscettici per convenzione ed il primo per convenienza. Certamente un deficit spending potrebbe essere un buon approccio per alimentare la crescita, ma si possono fare considerazioni molto diverse: un conto è fare investimenti produttivi e altro mantenere ceti parassitari o foraggiare clientele.
Non c’è un solo Keynes, ma tanti! Intese di compromesso -la politica esiste per questo- quando sono necessarie richiedono un forte identità: solo così puoi fare accordi seri, attenti a come mettere le virgole o i puntini sulle “i”. In Germania Cdu e Spd possono fare una Große Koalition, mentre in Italia Pd e Pdl non sono in grado di fare un Governissimo  – e non è neppure consigliabile che lo facciano.
Il PD non perché non abbia un’identità, ma perché ne ha almeno due, delle quali Bersani e Renzi sono la materializzazione, è il PdL ha una fortissima individualità, ma non la sua come partito, bensì quella del suo fondatore e padre padrone, Berlusconi. In tale contesto, con partiti e quindi elettori presidenziali, che non possono rispettare  l’art. 67 Cost., che impone di agire nell’esclusivo della Nazione, e che formano le loro decisioni in assenza di una legge di attuazione dell’art. 49 Cost. può succedere di tutto e il suo contrario (espressione che sfida la logica formale) nelle votazioni presidenziali a cominciare dalla prima.  La precedono sussurri e grida, speriamo che non si levi un grido di dolore. Sono a casa mia: hic manebimus optime.     

Milano 18 aprile (giorno fatidico 65 anni fa) 2013

Felice Besostri, di anni 68

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

By | 2014-03-31T11:42:51+00:00 aprile 18th, 2013|I più letti|0 Commenti

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