Minigonne e civiltà

Le nostre lettrici che avessero tentato di entrare in una chiesa cattolica indossando una minigonna potrebbero denunciare a gran voce l’intolleranza clericale. E se fossero lettrici anziane potrebbero recriminare anche per essersi dovute, nella circostanza, coprire il capo con un velo. Se poi avessero avuto la ventura di frequentare l’Università cattolica del Sacro Cuore prima del 1968, ricorderebbero che per loro era obbligatorio coprirsi con un grembiule nero: che fra l’altro consentiva di scorgere l’eventuale uso di pantaloni, indumento a sua volta proibito (finché una statuaria studentessa del Politecnico non si presentò in largo Gemelli col grembiule d’ordinanza, sotto il quale non c’era nient’altro: ma questa è un’altra storia).
Tira una brutta aria, dalle Alpi al Lilibeo. Ne sa qualcosa il sindaco di Riace, assurto all’onore delle cronache mondiali per avere realizzato una best practice (come si dice adesso) in tema di integrazione di migranti, e contestualmente coperto di insulti lungo la penisola per avere disertato la guerra di civiltà.
L’integrazione, del resto, non è nelle corde degli italiani. Non la realizzano neanche in famiglia, a giudicare da episodi agghiaccianti come quello di cui è stato vittima il giovane Varani ad opera di due rampolli della buona borghesia romana, o dalla missione purificatrice cui si dedicavano altri due rampolli dell’alta borghesia milanese sfregiando con l’acido incolpevoli protagonisti di remoti amori adolescenziali.
La civiltà, insomma, non è un patrimonio perennemente disponibile. Solo ottant’anni fa – nel paese di Kant, di Hegel e di Marx – non mancavano i giovani che si arruolavano volontariamente nelle SS. Ed in tempi meno remoti non sono mancati – nel paese di san Francesco – quanti scioglievano bambini nell’acido.

By | 2016-04-28T11:36:51+00:00 marzo 31st, 2016|I più letti, Interventi|1 Commento

About the Author:

Un commento

  1. Antonio Romano marzo 31, 2016 al 10:29 pm - Rispondi

    Credo che fosse Foucault (ma potrei sbagliare) a rimarcare il fatto che il concetto di “persona” è storico e ha un paio di secoli. Bisognerebbe chiedersi quando gli esseri umani hanno iniziato a percepirsi come “umani”, ossia dotati naturalmente di umanità, laddove non è affatto vero: uno stambecco rimarrà sempre uno stambecco, un bipede implume non è detto che sia o resti umano. Non è tanto questione di essere scimmie nude, ma dell’ottuso voler essere umani a tutti i costi: essere i più umani di tutti, anche in spregio dell’umanità altrui.
    Di solito, di pari passo col sentirsi i depositari di ciò che è umano, va il sentirsi i più civili (sempre costi quel che costi). Infatti, tendenzialmente, è sempre quello che dice di essere “il più civile” ad avere più cose per cui fare ammenda.

Scrivi un commento