L’impeachment di Napolitano

La nostra rivista, che è stata la prima a segnalare il carattere tendenzialmente eversivo ed antiparlamentare del movimento di Grillo, ha comunque pubblicato diversi interventi di Paolo Becchi, che di quel movimento veniva considerato l’ideologo. L’esercizio della censura non ci appartiene, e comunque anche nella polemica preferiamo documentarci sulle fonti autentiche piuttosto che sulle vulgate.
Ora Becchi ci fa avere il testo della memoria che insieme con Daniele Granara aveva compilato per la messa in stato d’accusa (vulgo ”impeachment”)  del presidente Giorgio Napolitano. E’ un testo diverso da quello poi presentato dai parlamentari del M5s il 30 gennaio, ed archiviato in quanto “manifestamente infondato” dal competente Comitato parlamentare dieci giorni dopo. Né del resto ha avuto seguito la minaccia dei grillini di raccogliere le firme necessarie per portare la questione in aula. E per di più, nel frattempo, si sono raffreddati i rapporti fra Grillo e Becchi (come vent’anni fa si raffreddarono quelli fra Bossi e Miglio).
Ma questa è un’altra storia, che ha a che fare coi sempre periclitanti rapporti degli uomini di cultura con la politica (ovvero, nel caso, con l’antipolitica). Vale invece la pena di mettere a disposizione dei nostri lettori (che lo troveranno nella sezione “Documenti”) il testo di Becchi e Granara: se non altro perché possano valutare la materia del contendere, ed apprezzare anche i riferimenti alla dottrina in esso contenuti.
Per la verità gli autori citati non brillano per essere i più innovativi fra i costituzionalisti italiani, benchè fra di essi  figuri anche una studiosa che il presidente Napolitano aveva nominato fra i “saggi” incaricati di istruire la pratica della riforma costituzionale, e che peraltro aveva rinunciato all’incarico quando si era resa conto che l’intento era quello di riformare la Costituzione.
Questa, infatti, è la cosa più interessante del testo di Becchi e Granara: una forma di conservatorismo costituzionale che rasenta il feticismo. Curioso, da parte di chi si propone di rivoltare l’Italia come un calzino e fiancheggia un movimento che usa l’articolo 67 come carta igienica. Una volta si diceva che in Germania non si può fare la rivoluzione perché c’è la polizia. In Italia, invece, si può.
Il testo di Paolo Becchi e Daniele Granara

 

By | 2014-05-12T11:50:33+00:00 marzo 28th, 2014|Documenti, I più letti|1 Commento

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Un commento

  1. Avv. fareri fausto aprile 16, 2014 al 10:23 am - Rispondi

    Compagni, vi apprezzo e leggo, ma le questioni sono delicate. Io non mi meraviglio del contegno di Napolitano perchè è nel suo DNA.
    Non si deve mettere sotto accusa nessuno, perchè questo avviene nelle democrazie, non la nostra, dove il Parlamento è stato ridotto ad un circo Barnum.
    Quindi il presidente Napolitano cerca di intervenire per rimettere in sesto il dialogo istituzionale e lo fa come un vecchio Pontifex, servendosi dei suoi vaticini: ma è chairo che Esposito, insigne costituzionalista, aveva previsto che in caso di crisi del sistema i poteri di garanzia del presidente diventano effettuali, si legga “Il Capo dello Stato”, Giuffrè, 1960. Era un testo della mai amata formazione accademica, tempi di Martinez e Ruggeri.
    Ma Napolitano non è infallibile, è umano e criticabile, quello sì che non si può dimenticare, per il rispetto di chi ha sacrificato la vita nel ’43-45 per la Costituzione sociale italiana, che io da libearlsocialista colto voglio preservare, a tutti i costi, leciti, d’opposiozione e dialettica democratica. In questo mi piace Mondoperaio, ma ci vorrebbe un pò di coraggio, d’azione, non proclami e mezze intese. Grazie della riflessione.

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