La Panda rossa e “Mafia capitale”

Molte cose sono cambiate a Roma da quando, otto mesi fa, i mandati di cattura della Procura della Repubblica imposero il marchio ‘Mafia-Capitale’ nei titoli e nelle cronache dei media cittadini, nazionali e del mondo. Sono cambiate nell’amministrazione, nei partiti della maggioranza e dell’opposizione in Campidoglio e nelle loro relazioni con i partiti nazionali e il governo, sotto lo sguardo attento del popolo sovrano che due anni fa aveva già avuto modo di esprimersi con l’elezione a sindaco di Ignazio Marino. Le cose sono cambiate anche nei giornali e nelle radio e televisioni dell’Urbe, come pure nelle pagine romane dei quotidiani nazionali: tutti impegnati, a dicembre, a dare spazio, voce e corda a un’armata Brancaleone di opposizione e pezzi di maggioranza, di interessi lesi o minacciati, di categorie private e di corpi pubblici, che braccava da settimane “la Panda rossa del sindaco” in sosta nei vicoli di Roma e indagava sui permessi di accesso e sui recapiti delle notifiche delle multe al suo proprietario da parte di incaricati che da mesi non riuscivano a trovarlo.

Oggi l’aria e il prodotto informativo sono diversi. La manutenzione delle strade e la raccolta dei rifiuti, lo stato del trasporto pubblico e la gestione del patrimonio edilizio, i camion-bar a licenza rotante in una  famiglia radicati ai Fori e nel centro storico e il servizio reso sulla strada e di giorno alla città e ai cittadini dal Corpo dei Vigili Urbani, lo stato del verde pubblico e degli accessi al mare e alle spiagge di Ostia: tutte le “emergenze” che travagliano da tempo la vita di chi abita e di chi viene per lavoro o per svago nella Città Eterna sono divenute negli ultimi mesi l’oggetto di una particolare “emergenza” informativa. Servizi – spesso “grandi affreschi dell’orrore” – mai prima così precisi, e interviste affidate ai più titolati reporter e osservatori e commentatori nazionali sono venuti quasi ad accrescere il peso dell’interlocuzione e il valore dell’impegno e del servizio fornito oggi dai media alla città e al paese.

L’effetto, per chi legge, può risultare anche enciclopedico: la tale situazione risale agli anni ’60, l’altra agli anni ’80; con lo stato di quella gestione si misurò negli anni ’90 l’assessore al patrimonio Linda Lanzillotta, con quello dell’altra il generale dei Carabinieri Mario Mori. Si scoprono terre incognite, come i contratti (e gli orari) di lavoro degli addetti alla metropolitana messi a confronto con quelli dei loro colleghi di Napoli e di Milano, e si torna sulla cornucopia del “salario accessorio” dei vigili urbani e di altre categorie di lavoratori comunali che solo il rifiuto del ministero dell’Economia di pagarne gli oneri ha consentito ai romani di conoscere.

Naturalmente si attinge a piene mani ai materiali delle inchieste della Procura, fonte-principe e madre, sembra, di ogni notizia e cognizione circa l’intreccio fra politica, amministrazione e malavita organizzata, che ha potuto divenire nel corso degli anni il tessuto connettivo dominante la politica e le sue relazioni con la società civile. Non mancano, evidentemente, le ripetizioni fra mezzo e mezzo, ma anche nello stesso giornale, che da mesi “copre” l’inchiesta in corso e i suoi sviluppi con la seconda retata fra giugno e luglio scorsi: a ribadire e quasi a scolpire sulla carta e online – e soprattutto nella testa di chi legge e in genere dei romani – come stanno le cose. Ma con l’effetto, non si sa quanto indesiderato, di far venire la curiosità di sapere che cosa abbia almeno percepito di tutto questo, in tanti anni e a Roma, qualcuno fra i giornalisti delle varie “appartenenze”, e magari fra quelli che si vogliono “vicini” o contigui o di area di quale che sia il partito o il politico “di riferimento”.

Di certo in questi anni non è stato a Roma, ma in Calabria nel maggio 2013, che un giornalista della Stampa di Torino (la città natale del neo-assessore capitolino Stefano Esposito) ha raccolto l’indifferenza di un influente cittadino rispetto all’esito delle imminenti elezioni comunali (“in ogni caso, un comitato di affari a venire”). Mentre, nel furore informativo e comunicativo di questi mesi, è Conchita De Gregorio a riferire un’opinione competente in materia, intervistando Cristiana Alicata, oggi nel CdA dell’Anas: “Che poi, guarda: anche fuori della politica, anche nei giornali e nelle istituzioni private, c’è chi è dentro il sistema” (Repubblica, 16 giugno scorso). Forse, alle molte manutenzioni, ordinarie e quotidiane, elencate nell’editoriale del Corriere della sera del 30 luglio, che sono mancate in questi decenni – e indispensabili, ci viene ricordato, a rendere pulita e decorosa la vita in una città – è il caso di aggiungere l’informazione.

By | 2015-09-19T19:53:39+00:00 agosto 4th, 2015|I più letti, Interventi|2 Comments

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2 Commenti

  1. piero pagnotta agosto 5, 2015 al 11:56 am - Rispondi

    Concordo. Ho sperimentato per anni l’impossibilità di far capire la sostanza del milieu politico romano a giornalisti sordi ad ogni voce che non fosse quella del potere, del ridicolo potere romano.
    Piero pagnotta

  2. Claudio settembre 9, 2015 al 10:33 am - Rispondi

    A Roma è in atto una rivoluzione dello “status quo” nuovi assetti di potere si stanno ridefinendo, mi auguro, forse illusoriamente, che ciò avvenga a vantaggio di noi cittadini.

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