Il costo della scuola

Le dichiarazioni di Danilo Lampis, leader dell’Unione degli studenti, che nel coro avverso all’iniziativa legislativa del governo Renzi richiama l’attenzione collettiva sui “test Invalsi inutilmente costosi” (la Stampa del 13 maggio), possono segnare una svolta nel flusso emotivo che da anni, e anche in questi giorni, tracima dal mondo della scuola italiana fin quasi a dominare l’opinione e i media.
Quello dei costi dell’istruzione per le famiglie e per lo Stato, anche in relazione ai risultati fin qui ottenuti, è da tempo un problema, soprattutto per i dubbi circa la convenienza e l’efficienza di tanto impegno e di tanti sacrifici privati e pubblici. Dubbi diffusi anche fra chi non ha esperienza diretta o indiretta dell’apprendimento scolastico, non ha letto i libri dal fronte di Paola Mastrocola e di altri insegnanti, non è fra i lettori accaniti delle statistiche nazionali e internazionali, periodicamente pubblicate e commentate da studiosi come Tullio De Mauro e da ricercatori come Adolfo Morrone (per dire); ma si fa un’idea in base a quanto può osservare in giro, anche senza conoscere i dati e le risultanze delle rilevazioni dei livelli di istruzione, delle competenze in termini di capacità alfabetiche, di lettura e scrittura, di calcolo e di “abilità per la vita”: così sconsolanti in assoluto e nel confronto anche con i paesi meno sviluppati, e così persistenti dopo decenni di conquiste democratiche come la scuola dell’obbligo e l’università “di massa”.
Chi può escludere che questa nuova sensibilità al problema dei costi, specie se alfieri se ne fanno i rappresentanti degli studenti, finirà per spingere le famiglie italiane a considerare la scuola davvero un investimento sul presente e sul futuro (da far rendere al massimo in termini di valore intellettuale e sociale acquisito dai propri figli), e per indurre lo Stato e la politica a farne qualcosa di più di un pegno da pagare all’ideologia democratica (populista, in questo caso) con la gestione di un’area di parcheggio – presidiata, magari, da sindacati agguerriti – che consente di dislocare avanti nell’età le scelte e le responsabilità dell’età adulta, almeno per chi, senza una famiglia alle spalle, non è in grado di cogliere le opportunità di occupazione in Italia e all’estero?

By | 2015-06-23T11:32:59+00:00 maggio 19th, 2015|I più letti, Interventi|0 Commenti

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