Il bikini d’ordinanza

Nel 1949 con un’ordinanza il Prefetto di Napoli vietò alle donne di prendere il sole col costume a due pezzi (che non si chiamava ancora bikini). Mio nonno, che era sindaco (socialista) di Forio d’Ischia, la fece applicare alla lettera: e la cosa fece notizia, perché la prima ad essere fermata dai vigili fu Alida Valli, ospite di amici sulla spiaggia di San Francesco di Paola.

A Forio c’è anche una chiesa a picco sul mare, la chiesa del Soccorso. Lì sotto si bagnavano le monache, dialettalmente dette “cap’e pezza”, con riferimento al tessuto che copriva loro la testa: e “cap’e pezza” restavano anche in acqua, abbigliate con una specie di burkini ante litteram, come possono testimoniare i tanti ragazzini che sbirciavano dalle terrazze della chiesa.

Di come dovessero vestirsi fino al 1968 le ragazze che volevano frequentare  l’Università cattolica a Milano ho già scritto altre volte: ed ho anche ricordato che la regola cambiò quando una ragazza entrò col grembiule nero regolamentare e nient’altro.  

Sarebbe quindi il caso di evitare che a Cannes, per cambiare le regole introdotte di recente, qualche signora alta e bionda fosse costretta a scendere in spiaggia indossando un bikini d’ordinanza sopra il burkini dello scandalo. E sarebbe anche il caso di occuparsi di cose serie, prima che diventino tragiche.    

By | 2016-10-24T11:23:12+00:00 agosto 22nd, 2016|I più letti|0 Commenti

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