Craxiani postumi
di Luigi Covatta

Nell’intervista concessa ad Aldo Cazzullo (Corriere della Sera del 27 settembre) D’Alema, fra l’altro, si vanta di essere stato “ferocemente anticraxiano” con Berlinguer, ma di essere stato poi “generoso” quando Craxi è caduto in disgrazia. Se ne potrebbe discutere a lungo. Craxi cadde in disgrazia ben prima del 2000, ma non risultano atti di generosità negli otto anni che precedettero la sua morte. Quanto a Berlinguer, morì nel 1984, e quindi non è responsabile della linea seguita da D’Alema nel decennio successivo.

Ma il punto non è questo. Il punto, come ci ha insegnato Max Weber, è che per il politico vale l’etica della responsabilità, non quella dell’intenzione. Nel caso di D’Alema, vale quello che ha fatto quando Craxi era potente, non quello che lo ha emozionato mentre stava morendo. Quindi vale quello che ha fatto (con Veltroni) dopo “l’incontro del camper” al congresso dell’Ansaldo: ed anche quello che ha fatto quando ha ridotto all’ennesimo episodio di annessione di “compagni di strada il progetto della “Cosa 2″ (che poteva rappresentare un pur tardivo e parziale riconoscimento delle ragioni del craxismo)”.

D’Alema riconosce comunque che Craxi era uomo di sinistra, e ricorda la sua attenzione ai diritti dei palestinesi ed alla pace in Medio Oriente. Giusto: tant’è vero che salvò Gheddafi dai bombardamenti americani. E non so come si sarebbe comportato con Milosevic.

By | 2018-01-10T16:46:15+00:00 settembre 28th, 2017|I più letti|1 Commento

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Un commento

  1. lucio gennaio 24, 2018 al 9:21 pm - Rispondi

    Quando qualcuno si pente e’ sempre una amissione di colpa.Troppo tardi si sono accorti di cosa hanno perso per la politica Italiana. Per sempre con Craxi

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