Era meglio il colpo di spugna

Il 4 marzo 1993 la prima Commissione del Senato approvò un disegno di legge che aboliva il finanziamento pubblico dei partiti e lo sostituiva con una nuova disciplina. Il testo venne fatto proprio dal governo, che lo trasformò in un decreto legge che poi il presidente Scalfaro, dopo il pronunciamento dei pubblici ministeri della Procura di Milano, si rifiutò di firmare.
E’ la storia del “colpo di spugna”, per usare il termine con cui quel provvedimento venne esecrato sulla stampa dell’epoca. Ma ora che in Parlamento si discute per l’ennesima volta di finanziamento dei partiti può essere utile un heri dicebamus sul merito della questione.

 Testo unificato dei disegni di legge nn. 443 e connessi
approvato dalla prima Commissione del Senato

Art. 1
(Fondazioni politico-culturali)

1. I partiti e movimenti politici, rappresentati nel Parlamento nazionale, nel Parlamento europeo o nei consigli regionali, qualora intendano avvalersi degli ausili previsti dalla legislazione vìgente, sono tenuti a costituire, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, una fondazione alla quale devono essere conferiti, entro i successivi dodici mesi, tutti i cespiti patrimoniali e le attività economiche ad essi direttamente o indirettamente appartenenti.

2. I conferimenti compiuti ai sensi del comma 1, sono esenti da qualsiasi imposta o tassa.

3. Le fondazioni svolgono attività di ricerca, elaborazione, formazione, comunicazione e promozione culturale e politica nonché le attività che vi sono connesse, comprese quelle editoriali, con esclusione della propaganda elettorale.

4. Gli statuti delle fondazioni sono soggetti all’approvazione dell’Autorità di vigilanza di cui all’articolo 6. L’Autorità determina i principi cui devono essere informati gli statuti delle fondazioni al fine di assicurare la correttezza e la trasparenza del loro funzionamento.

5. A seguito del riconoscimento di cui all’articolo 12 del codice civile e dell’approvazione dello statuto, le fondazioni sono iscritte in un apposito Albo istituito presso l’Autorità.

6. L’Autorità esercita sulle fondazioni, che si avvalgono degli ausili pubblici e delle agevolazioni previsti dalla presente legge, il controllo sulla rispondenza dei loro funzionamento agli statuti e alla normativa vigente. Le potestà e i controlli conferiti dal codice civile all’autorità governativa, sono esercitati dall’Autorità.

Art. 2
(Attività e bilanci delle fondazioni)

1. Non possono essere amministratori o sindaci delle fondazioni i membri del Parlamento, del Parlamento Europeo e dei Consigli regionali.

2. Le fondazioni non possono concorrere all’attività dei partiti e movimenti politici mediante trasferimenti finanziari. Le modalità per le prestazioni di beni o servizi da parte delle fondazioni ai partiti di riferimento sono regolate dagli statuti delle fondazioni stesse. Tali forme di concorso sono evidenziate in appositi capitoli dei bilanci dei partiti e delle fondazioni.

3. Nel caso di erogazione di contributi alle fondazioni per un importo che nell’anno superi i 10 milioni, la fondazione a tenuta a farne dichiarazione all’Autorità di vigilanza secondo le modalità da questa stabilite.

4. Sono vietate erogazioni liberali da parte di persone giuridiche.

 

Art. 2-bis
(Finanziamento ed amministrazione dei partiti)

1. I partiti e movimenti politici sono finanziati attraverso:

a) i proventi del tesseramento e di altre forme di adesione secondo le modalità dei rispettivi statuti;

b) i contributi pubblici alle spese per consultazioni elettorali, europee, nazionali e regionali;

c) gli altri ausili pubblici previsti dalla legge;

d) i contributi e le prestazioni da parte di persone fisiche.

Sono vietate le erogazioni liberali da parte di persone giuridiche.

2. Della regolarità del bilancio risponde il Segretario amministrativo del partito o movimento.

3. La regolarità dei bilanci e della gestione amministrativa dei partiti e movimenti politici è soggetta al controllo dell’Autorità di vigilanza. I bilanci devono essere pubblicati entro il 31 marzo di ogni anno sul giornale ufficiale del partito e su un quotidiano a diffusione nazionale insieme ad una relazione accompagnatoria redatta secondo le modalità dettate dall’Autorità di vigilanza.

Art. 2-ter
(Verifica dei bilanci)

1. I bilanci delle fondazioni politico culturali e dei partiti devono essere controllati da una persona fisica o da una persona giuridica iscritta al registro dei revisori contabili previsto dall’articolo 2 del D.L. 27 gennaio 1992, n. 88.

2. Il revisore dopo aver svolto e documentato le necessarie procedure di revisione contabile, avvalendosi se necessario di collaboratori che svolgono la loro opera sotto la sua guida e responsabilità, esprime il proprio giudizio professionale articolato sulla attendibilità del bilancio.

 

Art. 3
(Destinazione volontaria a favore dei partiti politici di una quota dell’IRPEF)

1. L’articolo 3 della legge 2 maggio 1974, n. 195, modificato dalla legge 18 novembre 1981, n. 659, è sostituito dal seguente;

«1. A decorrere dall’anno finanziario 1993, in sede di dichiarazione annuale dei redditi, ciascun contribuente può richiedere che una quota pari al quattro per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche sia destinata ai partiti e movimenti politici rappresentati nel Parlamento nazionale, nel Parlamento europeo o nei consigli regionali.

2. L’importo relativo alle richieste di cui al comma 1 è devoluto ai singoli partiti e movimenti politici in base ai seguenti criteri:

a) in misura corrispondente alle eventuali indicazioni preferenziali formulate in apposito modulo allegato alla dichiarazione dei redditi;

b) in proporzione ai consensi elettorali ricevuti nelle ultime elezioni per la Camera dei deputati, quanto alle richieste non corredate dalle predette indicazioni preferenziali.

Il Ministro delle finanze determina con proprio decreto le modalità di attuazione delle disposizioni di cui alla lettera a), a tutela della riservatezza delle indicazioni preferenziali ivi previste, in modo da consentire la possibilità di scelta a tutte le categorie di contribuenti.

3. A decorrere dall’anno finanziario 1994, entro il 30 ottobre di ciascun anno, lo Stato corrisponde ai rappresentati legali dei partiti, a titolo dì anticipo e salvo conguaglio entro il successivo 31 dicembre, una somma pari al 50 per cento del contributo loro spettante nel precedente anno finanziario ai sensi del comma 2.».

 

Art. 3-bis
(Contributi volontari delle persone fisiche)

1. I cittadini possono concorrere, a titolo di liberalità, al finanziamento dei partiti mediante contributi per un valore non superiore al due per cento del proprio reddito imponibile nel relativo periodo di imposta.

2. È concessa una detrazione di imposta nella misura del 27 per cento del valore dei contributi di cui al comma 1, ridotta al 22 per cento e al 10 per cento per la parte in cui l’ammontare dei predetti contributi ecceda la differenza tra il reddito complessivo, al netto degli oneri deducibili, e il limite superiore rispettivamente del secondo e del primo scaglione di reddito.

3. I contributi di cui al comma 1 non sono soggetti ad alcuna imposta o tassa.

4. I partiti devono registrare i contributi ricevuti secondo le modalità ed entro i termini prescritti dall’Autorità di vigilanza.

5. La facoltà di cui al comma 2 non può essere esercitata dai contribuenti che intendano formulare, per il medesimo periodo d’imposta, la richiesta di cui all’articolo 3 della legge 2 maggio 1974, n. 195, come sostituito dall’articolo 3 della presente legge.

6. Sono vietati i finanziamenti e i contributi erogati da parte di enti pubblici e privati, anche costituiti in forma societaria, in favore di partiti o loro articolazioni politico-organizzative e di gruppi parlamentari o consiliari.

 

Art. 4
(Contributo alle spese elettorali)

1. Il contributo dello Stato alle spese elettorali sostenute dai partiti che abbiano conseguito una rappresentanza in occasione di elezioni politiche nazionali, europee o regionali, è fissato rispettivamente in lire duemila, lire mille e lire duemila per ogni elettore. Per le elezioni politiche si fa riferimento agli aventi diritto al voto per la Camera dei deputati.

2. L’erogazione dei contributi relativi alle elezioni politiche ed europee è disposta dall’Autorità di vigilanza, mediante richiesta di liquidazione al Ministro del tesoro, a seguito della convalida degli eletti, previo conforme parere dei Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, in proporzione ai consensi elettorali ricevuti.

3. L’erogazione dei contributi relativi alle elezioni regionali è disposta dall’Autorità di vigilanza mediante richiesta di liquidazione al Ministro del Tesoro a seguito della convalida degli eletti a favore delle organizzazioni regionali dei partiti stessi, in proporzione ai consensi elettorali ricevuti.

4. A titolo di promozione delle forme di democrazia diretta lo Stato eroga ai comitati promotori dei referendum, di cui alla legge 25 maggio 1970, n. 352, che abbiano avuto svolgimento, un contributo di 1 miliardo di lire per ciascun referendum. Nel caso in cui più referendum siano stati promossi da un medesimo comitato, il contributo complessivo non può comunque superare la somma di 2 miliardi. L’onere complessivo annuo non può superare la somma di 4 miliardi.

 

Art. 5
(Contributo al finanziamento dei gruppi parlamentari)

Il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati assicurano, per il funzionamento dei Gruppi parlamentari, la corresponsione di contributi, a carico dei propri bilanci, di entità proporzionale alla consistenza dei Gruppi stessi. Alla disciplina del personale dei Gruppi si provvede con disposizioni degli organi parlamentari, che dovranno prevedere idonee garanzie circa lo stato giuridico ed il trattamento economico del suddetto personale.

 

Art. 6
(Autorità di vigilanza)

1. È costituita un’Autorità istituzionale indipendente di vigilanza sulla gestione amministrativa dei partiti e sul funzionamento ed i bilanci delle fondazioni costituite ai sensi della presente legge.

2. L’Autorità ha sede a Roma ed è un organo collegiale costituito dal Presidente e da quattro membri, scelti tra cittadini italiani, di alta qualificazione morale e civile.

3. Il Presidente dell’Autorità è nominato dal Presidente della Corte Costituzionale. Entro quindici giorni dalla nomina del Presidente, su proposta dì questi, il Presidente della Corte costituzionale nomina gli altri quattro membri. I membri dell’Autorità durano in carica cinque anni e non sono riconfermabili.

4. Le indennità spettanti ai membri dell’Autorità sono determinate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro de! Tesoro.

5. La carica di membro dell’Autorità non è compatibile con l’esercìzio di alcuna attività professionale o di consulenza, e con altro ufficio pubblico o privato, eccezion fatta per l’attività di ricerca e pubblicistica. I membri del collegio non possono assumere cariche pubbliche anche elettive per i cinque anni successivi alla scadenza della carica. I membri del collegio che siano pubblici dipendenti sono collocati fuori ruolo.

6. L’Autorità disciplina la propria organizzazione e funzionamento con un regolamento adottato d’intesa con il Presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.

7. Entro il 30 aprile di ogni anno l’Autorità presenta alle Camere una relazione sull’attività svolta nell’anno solare precedente.

 

Art. 7
(Contributi a candidati)

1. Dal giorno successivo al decreto di fissazione della data delle elezioni in caso di scioglimento anticipato delle Camere, coloro che intendano candidarsi alle elezioni possono raccogliere fondi per il finanziamento della propria campagna elettorale esclusivamente per il tramite di un mandatario elettorale appositamente designato. Nessun candidato può designare alla raccolta dei fondi più di un mandatario.

2. Il mandatario elettorale, le modalità della cui designazione sono rimesse ad apposito regolamento dell’Autorità di vigilanza, è tenuto ad aprire un unico conto corrente bancario o postale nel quale debbono essere registrate tutte le operazioni finanziarie relative alla campagna elettorale relativa al candidato designante. I documenti attestanti tutte le operazioni effettuate utilizzando tale conto sono trasmessi all’Autorità di vigilanza. Entro tre mesi dal deposito della dichiarazione il mandatario elettorale cessa dalla propria attività.

3. I contributi e le prestazioni di cui al presente articolo non possono complessivamente superare il tetto massimo delle spese elettorali ammesse ai sensi dell’articolo 8, e per ciascun soggetto erogatore l’ammontare di lire dieci milioni.

4. Sono vietati i contributi o le prestazioni erogati direttamente o indirettamente da persone giuridiche da Stati esteri o da persone la cui condizione è regolata da norme di ordinamento straniero, salvo i soggetti appartenenti ai paesi membri della CEE.

Art. 7-bis
(Dichiarazioni patrimoniali dei parlamentari)

Le dichiarazioni di cui all’articolo 2 della legge 5 luglio 1982, n. 441, devono essere trasmesse anche all’Autorità di vigilanza.

 

Art. 8
(Limite alle spese elettorali)

Le spese elettorali di ciascun candidato non possono superare il limite stabilito con apposito provvedimento dell’Autorità di vigilanza.

 

Art. 9
(Disciplina della propaganda radiotelevisiva)

1. Nel corso delle campagne elettorali relative alla elezione dei membri del Parlamento, del Parlamento Europeo, dei consigli regionali è vietata la trasmissione di comunicati commerciali di propaganda. I concessionari privati esercenti attività di diffusione radiotelevisiva in ambito nazionale o locale, o comunque i soggetti autorizzati alle trasmissioni in attesa di concessione, devono riconoscere a tutti i partiti o gruppi politici partecipanti alle consultazioni l’accesso gratuito in appositi spazi di trasmissione in condizioni di parità tra loro, secondo regole e tempi definiti dal Garante per la radiodiffusione e l’editoria. La presenza dei candidati e dei rappresentanti dei partiti, dei membri del Governo nazionale, delle giunte regionali e locali, deve essere limitata alle sole trasmissioni informative in relazione all’esigenza di assicurare la completezza e l’imparzialità dell’informazione. È vietata la presenza di candidati nelle trasmissioni di intrattenimento.

2. In caso di inosservanza delle norme di cui al presente articolo e dei regolamenti dì cui al comma 1, il Garante per la radiodiffusione e l’editoria delibera l’irrogazione della sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 10 milioni a lire 100 milioni ovvero la sospensione della concessione o dell’autorizzazione per un periodo da dieci giorni a un mese.

Art. 10
(Divieto di pubblicità a mezzo stampa)

1. Nel corso delle campagne elettorali relative alla elezione dei membri del Parlamento, del Parlamento Europeo e dei Consigli regionali è vietata la propaganda elettorale a mezzo di inserzioni pubblicitarie su quotidiani e periodici, con esclusione di giornali, periodici ed organi di informazione di partiti politici.
2. In caso di inosservanza di tale divieto si applicano le sanzioni di cui all’articolo 9, comma 2.

Art. 11
(Disciplina della propaganda)

1. Le spese sostenute dal comune per la rimozione della propaganda abusiva nelle forme di scritti o affissioni murali e di volantinaggio sono a carico in solido dell’esecutore materiale e del committente responsabile.

2. Tutte le pubblicazioni di propaganda elettorale a mezzo scritti, stampa o fotostampa, radio, televisione, incisione magnetica ed ogni altro mezzo di divulgazione, debbono recare l’indicazione del committente responsabile.

3. L’inosservanza dell’obbligo di cui al comma 2 è punita con l’ammenda da un minimo di lire 1.000.000 ad un massimo di lire 50.000.000.

Art. 12
(Sanzioni)

1. Salva l’applicazione delle norme penali qualora i fatti costituiscano reato, la percezione da parte delle fondazioni e dei partiti di contributi in violazione delle norme della presente legge comporta in ogni caso l’applicazione di una pena pecuniaria consistente nel pagamento di una somma di denaro pari al triplo del contributo illegittimamente ricevuto ovvero pari al triplo del valore dell’utilità illegittimamente conseguita.

2. Ove, nell’esercizio delle proprie funzioni, l’Autorità di vigilanza riscontri irregolarità nel bilancio dei partiti o delle fondazioni, ne chiede conto agli organi rispettivamente responsabili, indicando, ove occorra, le rettificazioni o modifiche da apportare. I chiarimenti devono pervenire all’Autorità entro quindici giorni. In caso contrario, ovvero nel caso in cui i chiarimenti richiesti non siano soddisfacenti o il partito o la fondazione non sí conformi alle istruzioni ricevute, l’Autorità apre un procedimento di contestazione.

3. II procedimento deve svolgersi in contraddittorio con i soggetti interessati ed è disciplinato da un apposito regolamento emanato dall’Autorità di vigilanza.

4. Ove, all’esito del procedimento, risulti accertata la violazione delle norme contenute nella presente legge o in regolamenti o prescrizioni dell’Autorità, il collegio adotta una o più delle seguenti sanzioni:

a) la irrogazione di una pena pecuniaria, consistente nel pagamento di una somma dì importo fino al triplo dell’entità dellesomme oggetto dell’accertata irregolarità;

b) la revoca parziale o totale dell’ultimo contributo alle spese elettorali ricevuto.

 

Art. 12-bis
(Misure previdenziali per i dipendenti dei partiti politici)

1. I lavoratori dipendenti dalle strutture centrali e periferiche dei partiti politici rappresentati in Parlamento, in servizio da almeno 10 anni, che entro tre anni dalla data dell’entrata in vigore della presente legge possano far valere nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti almeno 30 anni di anzianità assicurativa e contributiva agli effetti delle disposizioni di cui al primo comma, lettere a) e b), dell’articolo 22 della legge 30 aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni ed integrazioni, hanno facoltà di richiedere, entro la predetta data, il trattamento anticipato di pensione secondo la disciplina di cui al citato articolo 22, con una maggiorazione dell’anzianità assicurativa e contributiva pari al periodo necessario per la maturazione del requisito dei trentacinque anni prescritto dalle disposizioni suddette, ed in ogni caso non superiore al periodo compreso tra la data di risoluzione del rapporto di lavoro e quella del conseguimento del requisito dell’età per il pensionamento di vecchiaia a carico dell’assicurazione predetta.

2. I lavoratori interessati sono tenuti a presentare al partito da cui dipendono domanda irrevocabile per l’esercizio della facoltà di cui al comma 1 entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge ovvero entro trenta giorni dalla maturazione dei trenta anni di anzianità di cui al comma predetto. I datori di lavoro debbono trasmettere all’INPS le domande dei lavoratori dentro i successivi dieci giorni.

3. Per il personale di cui ai precedenti commi si applica la deroga di cui all’articolo 1, comma 2 della legge 14 novembre 1992, n. 438 di conversione del decreto-legge 19 settembre 1992, n. 348.

4. Per la copertura degli oneri recati dalla presente legge si applicano le disposizioni di cui all’articolo 27 della legge 23 luglio 1991, n. 223 e successive modificazioni ed integrazioni.

Art. 12-ter

È abrogata la legge 2 maggio 1974, n. 195.

By | 2014-02-16T18:25:52+00:00 gennaio 10th, 2014|Documenti, I più letti|0 Commenti

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